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mercoledì 3 ottobre 2012

Fondi Ue, allarme da Bruxelles: Soldi finiti

Incentivi finanziati con risorse europee: le casse di Bruxelles sono a secco. La Commissione europea ha confermato che nel bilancio Ue 2012 sono finiti soldi per pagare le fatture già emesse per una serie di fondi europei – tra cui il Fondo sociale, il programma Erasmus e il fondo per la Ricerca e Innovazione – e che il 23 ottobre il commissario al Bilancio, Janusz Lewandowski, presenterà una proposta di “bilancio correttivo molto, molto importante”. Il portavoce del commissario, Patrizio Fiorilli, rifiuta di fare cifre, ma parla di ”alcuni miliardi”.E intanto domani il consiglio regionale della Campania dedicherà un’intera seduta, dalle 16 alle 20, alla spesa dei Fondi Ue su richiesta dell’opposizione che tema possano andare perse in Campania molte risorse, visto che entro il 2013 la Regione dovrà spendere circa quattro miliardi di euro. “Da mesi abbiamo lanciato allarme e chiesto a Stefano Caldoro di accelerare per evitare di perdere le risorse – ricorda il segretario regionale del Pd Enzo Amendola – ma i nostri appelli e le nostre proposte sono cadute sempre nel vuoto. E’ davvero incredibile: in piena recessione potremmo dare un sostegno decisivo alle imprese e ai Comuni in difficoltà riavviando l’economia, ed invece per incompetenze e inefficienza rischiamo di lasciarci sfuggire una grande opportunità”. La seduta del Consiglio era stata convocata per il 25 settembre scorso ma poi è slittata per fare spazio ai provvedimenti necessari a tagliare i costi della politica.

lunedì 1 ottobre 2012

Innovazione negli Atenei

Il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) investe 5,3 milioni di Euro per promuovere e finanziare progetti innovativi e azioni di didattica sperimentale negli atenei di Calabria, Campania,Puglia e Sicilia.
Possono presentare uno o più progetti didattici i docenti,studiosi ed esperti di qualunque nazionalità affiliati a Università e a riconosciuti centri di ricerca non italiani in possesso di una comprovata esperienza di didattica e di ricerca.
Ogni intervento deve prevedere una articolazione in tre fasi: Attività didattica, periodo di studio all'estero, disseminazione dell'esperienza. Le domande possono essere presentate entro il 9 Novembre 2012. Il Miur avvierà la selezione delle proposte subito dopo la chiusura del bando e entro il 15 Dicembre comunicherà la graduatoria. I contributi variano, a seconda della tipologia, da un minimo di 3 mila ad un massimo di 20 mila Euro.

La gentilezza, un requisito del futuro


Non c'è dubbio. Nel contesto di un mercato internazionale che sempre di più si orienta e si attrezza all'idea della "gentilezza come professione", nel nostro Paese, al contrario, qualcosa ci è sfuggito di mano e ora è fuori di controllo. Ma da qui dobbiamo ripartire. Perché la gentilezza è sì un valore etico, è certamente un bene primario, ma nella nostra società postmoderna assume un'ulteriore valenza. Senza falsi cinismi, dobbiamo ora ripensarla anche in un'ottica applicativa. Oggi la gentilezza è strumento di marketing, è leva di business e per questo è un irrinunciabile requisito del futuro. Molto può fare in termini di rilancio e di sviluppo delle nostre imprese e, dunque, è certamente anche un innovativo requisito professionale. Di sicuro è un tema che da qualche tempo accende dibattiti critici e strabismi. È così per forza se a New York la gentilezza è diventata con il sindaco Bloomberg vero e proprio obbligo di legge. Se la Harvard University, la più antica d'America, ha introdotto il "giuramento della gentilezza" ed ha acceso veri e propri corsi di cortesia. Qualche anno fa l'allora ministro Brunetta si lanciava in una campagna all'insegna di dipendenti pubblici gentili per legge. E fa riflettere che ogni anno venga celebrata la "Giornata Mondiale della Gentilezza", così come fa riflettere che anche nel nostro Paese sia nato il Movimento italiano per la Gentilezza. Sono segnali che dobbiamo leggere con attenzione.
Fondamento etico
La gentilezza è un fondamento etico che sta alla base della capacità di relazione, umana, sociale e di business. Ma da consumatori, da clienti, da turisti, da pazienti, quando davvero ritroviamo tutto questo in un negozio, un bar, un ristorante, un ospedale? Che dire delle commesse/commessi che nei più prestigiosi templi della moda ci accolgono con modalità rigida e fredda del "non vorrai davvero entrare?". O con lo sguardo ancor più raggelante del "non ti verrà davvero in mente di toccare quella borsa?". Che dire della "commessa inseguitrice"? Quella che per ogni passo che fai nel suo regno, ti sta attaccata e ti insegue incalzante con l'alibi fasullo del "sono qui per aiutarla". Che dire dell'insulso e indifferente "sì, mi dica" al telefono? "Ma signorina…cosa vuole che le dica?", ti verrebbe da ribattere. Che dire degli ossessivi e ripetuti "buongiorno" senz'anima? Ne basterebbe uno, ma vero, con contatto visivo sincero, avvolgente, non incalzante. E che dire della nuova generazione dei commessi da location multimedia o libreria multifunzionale? Giovanissimi, informatici, poco formati: sempre su trespolo dietro banco, occhi fissi sullo schermo e sguardo assente verso di te, dal messaggio distante e inequivocabile:"entra pure, sentiti libero di girare, ma non disturbarmi. Ignorami!". E sempre di più ti viene la nostalgia di quel certo modo in cui ti faceva sentire la bottega di una volta. Che la gentilezza assurga a vero e proprio requisito professionale è un passo dovuto e fondamentale per la ripresa del nostro mercato e del mondo del lavoro. La gentilezza è il fattore immateriale che può ridisegnare il paradigma della relazione, cruciale in ogni strategia di vendita e di fidelizzazione. Ha una valenza di marketing, ma anche un'inedita valenza finanziaria. È uno degli intangible assets contemplati dal bilancio del capitale intangibile di un'azienda. C'è davvero molto da fare perché è sul fattore umano e sulla freschezza di un mercato umanizzato che si possono accendere ripresa e sviluppo. Il futuro non sarà la gentilezza per decreto o per legge, ma qualcosa di più della dote naturale o di un semplice optional del commesso, sì! Da consumatori poco felici quali siamo oggi, ci basterebbe la "gentilezza come professione". Non ci illudiamo di arrivare un giorno a chiedere ciò che Kevin Roberts già anni fa faceva dire al consumatore postmoderno: "Can you count the beats of my heart?". Contare i battiti del nostro cuore? No, ci accontenteremmo di molto meno, ma certo, c'è tanto da fare.

Occupazione in Campania - 20 Milioni per chi ha assunto

Le imprese che hanno assunto lavoratori nel periodo 14 Maggio 2011 - 13 Maggio 2013 potranno usufruire di un credito di imposta. La Regione Campania ha messo a disposizione 20 Milioni di Euro. Gli sgravi fiscali sono destinati in particolare ad imprese che assumano persone inquadrabili nelle categorie dei lavoratori "Svantaggiati" o "Molto Svantaggiati". Alla prima categoria appartengono coloro che sono senza lavoro da oltre sei mesi, coloro che hanno più di 50 anni; persone che non dispongono di un diploma di scuola media superiore o professionale; lavoratori che vivono da soli, con una o più persone a carico. Alla seconda categoria appartengono le persone disoccupate da almeno 24 mesi.
Lo sgravio fiscale è pari al 50% del costo del salario e ha la durata di un anno per i lavoratori svantaggiati, 24 mesi per quelli molto svantaggiati. Possono presentare domande tutte le tipologie di imprese iscritte alla Camera di Commercio, nonchè i lavoratori autonomi. Danno diritto al credito di imposta le assunzioni a tempo indeterminato, sia a tempo pieno che parziale, di lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati che determino incremento del numero di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato mediamente occupati dal datore di lavoro nel territorio della Regione Campania, nei 12 mesi precedenti la data di assunzione. Per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori con contratto part-time, il credito d'imposta spetta in proporzione alle ore prestate.

Prestiti a Neo-Imprenditori

La Regione Campania mette sul piatto un fondo da 65 Milioni di Euro per l'avvio di nuove attività. La misura è riservata a giovani svantaggiati, donne,lavoratori in cassa integrazione.. La Regione finanzia i prestiti a neo imprenditori, sia per le aziende costituite da meno di 5 anni che per le unità produttive in fase di partenza. I destinatari del sostegno finanziario possono ricevere un importo compreso tra 5 e 25 mila Euro; tutto dipende dalla tipologia di progetto che presentano e dai costi ritenuti ammissibili, e rimborsare la somma con un tasso di interessi prossimo allo ZERO.. Il ritardo nell'avvio del bando è dovuto principalmente alle difficoltà di attivazione degli sportelli per il microcredito presso i comuni della Campania.
Grazie al microcredito la Regione Campania conta di far nascere un considerevole numero di nuove imprese, soprattutto di dimensioni medio-piccole e garantire così opportunità di lavoro a giovani e persone uscite dal mondo dell'occupazione che, altrimenti, non avrebbero alcuna possibilità di essere assorbiti dal sistema attuale. Quanto ai progetti, si avranno degli occhi di riguardo per quelle attività che possono inserirsi nell'indotto di grandi industrie che funzionano o che, per tipologia e richiesta di mercato, hanno maggiori possibilità di proseguire anche una volta esauriti i fondi pubblici

Sostegno all’apprendistato: le domande fino al 31 dicembre

Fino al prossimo 31 dicembre è possibile chiedere incentivi per l’assunzione di apprendisti con età compresa tra i 15 e i 29 anni. Il beneficio economico va dai 4.700 ai 5.500 euro ed è previsto da un programma promosso dal Ministero del Lavoro: Amva (apprendistato e mestieri a vocazione artigianale). I giovani devono essere disoccupati e alla prima esperienza lavorativa.
Il Programma Amva si prefigge di favorire la formazione sul campo di soggetti in condizioni di svantaggio. Sono incentivati sia i contratti di apprendistato per ottenere la qualifica e il diploma professionale, sia i contratti di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere.
Nel primo caso i soggetti da assumere possono avere un’età da 15 a 25 anni. La durata del contratto è in rapporto all’obiettivo della qualifica o del diploma da ottenere, quindi non può superare tre anni o quattro, se si punta al diploma quadriennale regionale.
Per i contratti di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere, l’età può oscillare da 18 a 29 anni. Nell’ipotesi tuttavia che un soggetto disponga già di una qualifica professionale, si può partire anche da 17 anni.
E’ possibile chiedere contributi per i contratti stipulati a partire dal 30 novembre 2011 in caso di aziende oppure dal 1° settembre 2012 nel caso di studi professionali in qualunque forma costituiti. La domanda deve essere presentata entro la fine di quest’anno esclusivamente attraverso il sistema informatico dell’Amva. Va corredata di una documentazione comprendente tra l’altro il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio oppure una dichiarazione sostitutiva, nell’ipotesi in cui lo studio professionale non sia tenuto all’iscrizione all’ente camerale.
Il contributo è di 5.500 euro per ogni soggetto assunto con contratto di apprendistato per la qualifica professionale a tempo pieno.
E’ di 4.700 euro per ogni contratto di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere. Le risorse stanziate complessivamente sono di poco superiori ai 78 milioni di euro.
Finalità del Programma Amva è di diffondere il contratto di apprendistato attraverso un’azione integrata tra politiche per lo sviluppo delle imprese, politiche per il lavoro e politiche per la formazione.
Il programma è promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Direzione generale per le politiche attive e passive del lavoro, e attuato da Italia Lavoro con il contributo dei Programmi Operativi Nazionali del Fondo Sociale Europeo 2007-2013 “Azioni di sistema” e “Governance e azioni di sistema”.

Produrre energia da rinnovabili: è illegittimo il tetto massimo

Imporre un tetto massimo alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è illegittimo perché contrasta con le norme comunitarie e con il protocollo di Kyoto che, al contrario, fissa limiti minimi. La previsione di un limite massimo alla produzione di energia elettrica rinnovabile è strettamente legata alla concessione degli incentivi alle rinnovabili, ma la sentenza n. 4768 della Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha decretato che questo limite non può essere imposto dal legislatore nazionale, statale o regionale indistintamente. Il caso riguardava il piano energetico regionale della Basilicata approvato nel 2000 che imponeva all’energia prodotta da fonti eoliche il tetto massimo di 128 MW di installazione complessiva entro il 2010, limite oltre il quale non sarebbe più stata concessa nessuna altra autorizzazione.
In questo modo si blocca lo sviluppo del settore, anche se in un ristretto periodo di tempo, remando contro le direttive comunitarie ed internazionali come il protocollo di Kyoto che al contrario impone limiti minimi e prevede una semplificazione normativa volta ad aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
La direttiva 2001/77/CE prevede, nello specifico, che la produzione di energia avvenga in regime di libero mercato concorrenziale senza limiti e che gli Stati Membri forniscano “un maggior contributo delle fonti energetiche rinnovabili alla produzione di elettricità nel mercato interno”, mettendo in campo “misure appropriate atte a promuovere l’aumento del consumo di elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili secondo obiettivi indicativi nazionali”.

Fondi interprofessionali: modello per la formazione


La legge 388/00, articolo 118 (così come modificata dalla legge 289/2002, art. 48) prevede la possibilità di creare Fondi Paritetici Interprofessionali per la formazione continua.
Il modello dei fondi interprofessionali che, a distanza di dodici anni, possiamo senza dubbio affermare ha prodotto effetti positivi con particolare riguardo alle dinamiche legate alla formazione continua, potrebbe e dovrebbe essere replicato anche per altri percorsi che possono avvantaggiare o, semplicemente, essere necessari per la competitività e la crescita delle Piccole Imprese. Si tratta sicuramente di una misura che da valore alle aziende sane e alle aziende emerse perché accantona quote provenienti dal versamento mensile delle imposte trattenute sulle buste paga dei dipendenti o, più in generale, le imposte dirette.
I percorsi formativi, come è noto devono essere promossi e costituiti congiuntamente dalle Associazioni di rappresentanza datoriale e dai Sindacati dei lavoratori su base settoriale ed hanno la finalità di promuovere lo sviluppo della formazione continua dei lavoratori attraverso il finanziamento di Piani formativi aziendali, settoriali, territoriali e individuali, presentati dalle imprese aderenti ai Fondi stessi.
Una sana spinta
Il fondo che si viene in questo modo a creare, dunque, non solo diventa un valido salvadanaio per sostenere il “refresh” delle competenze e delle conoscenze pratiche e teoriche del personale, ma dà una sana spinta all’azienda che ne riesca ad intravedere l’importanza. Come detto il modello vince, ma vince anche la comodità di accantonamento fondi che rende poi indolore la spesa per la formazione. Perché non utilizzare questo percorso anche per altri servizi di fondamentale importanza per le imprese?
Mi chiedo per esempio se ogni impresa accantonasse una quota per la sicurezza dei propri lavoratori o una quota da spendere in ricerca per innovare il proprio processo produttivo, la propria organizzazione o il proprio mercato. Sarebbe sicuramente educativo, direi, culturalmente valido sapere di avere un fondo a disposizione da investire in attività e percorsi che contribuiscono a lavorare meglio o a migliorare il rendimento dell’azienda.
Idea ricorrente
L’idea, che non è originale visto che in qualche paese europeo è stata già applicata e visto che clona un processo già attivo, appunto, in campo della formazione continua, la ho espressa a dir poco spesso e ai più vari interlocutori. La meraviglia principale sta nel fatto che questo non venga ripreso dal mondo sindacale che avrebbe e ha sicuramente tutto l’interesse perché sia garantita la massima qualità del posto di lavoro e la massima continuità.
La crisi economica, si badi, non si traduce solo e soltanto in una maggiore difficoltà ad ottemperare alle normali funzioni aziendali ma, irrimediabilmente, finisce per far produrre tagli alle questioni che erroneamente gli imprenditori ritengono meno urgenti o importanti. Un simile sistema risolverebbe anche questo aspetto che ha basi essenzialmente psicologiche.

Figure specializzate per le Pmi. Da Fondimpresa risorse per 66 mln


Le aziende interessate a organizzare progetti di formazione nei settori di innovazione tecnologica, sviluppo organizzativo, competenze tecnico-professionali, gestionali e di processo, ambiente e sicurezza, riqualificazione possono accedere al fondo da 66 milioni di euro istituito da Fondimpresa.
Ambiti territoriali
L’organismo interprofessionale per la formazione continua punta con decisione a rilanciare il mercato del lavoro, soprattutto al Sud, attraverso azioni in grado di selezionare e specializzare le figure professionali maggiormente richieste. Il bando, suddiviso in due scaglioni da 33 milioni di euro ciascuno, prevede una ripartizione dei fondi per ambiti territoriali (Regioni e Province), reti e filiere produttive e piani a iniziativa aziendale. La prima parte del bando è in vigore nel periodo compreso fra il 3 dicembre 2012 e il 21 gennaio 2013; la seconda va dal 3 giugno al 22 luglio del prossimo anno. Le domande vanno presentate esclusivamente a mezzo posta elettronica certificata all’indirizzo presentazione@avviso.fondimpresa.it. “Il finanziamento di Fondimpresa, erogato sotto forma di contributo – si legge nel bando – è finalizzato alla realizzazione di Piani formativi che coinvolgono una pluralità di imprese aderenti, anche di diverse categorie merceologiche, in territori regionali e sub-regionali, di Piani formativi multi regionali di interesse settoriale o di reti e di filiere produttive, nonché di Piani ad iniziativa aziendale, anche a livello multi regionale.
Risorse e regole
Alla Campania, nell’ambito della suddivisione territoriale dei fondi, spettano 2 milioni e 200 mila euro. Ciascun finanziamento assegnato alle aziende campane prevede un importo compreso tra 200 mila e 700 mila euro. Identico target è previsto per l’ambito riservato alle filiere e alle reti. Ma come vengono trasferiti i soldi? Un anticipo, fino al 50 per cento dell’importo del finanziamento, può essere richiesto entro 120 giorni dalla data di comunicazione di ammissione a contributo. Successivamente, dimostrando lo stato di avanzamento del progetto e l’impiego di almeno l’80 per cento dei soldi ricevuti a titolo di anticipo, possibile chiedere un ulteriore trasferimento pari al 35 per cento della somma totale. Il saldo, infine, viene liquidato da Fondimpresa entro 60 giorni dalla presentazione del rendiconto finale.
Il costo massimo previsto per ora di corso è stimato in 165 euro, elevabile a 180 euro se più del 15 per cento del totale del corso viene effettuato mediante le modalità Fad, action learning, affiancamento, training on the job, coaching. In fase di valutazione si tiene conto, nello specifico, della aderenza tra piano di formazione professionale e realtà territoriale, compreso il fabbisogno delle imprese.
G.S.
L’identikit del provvedimento
• Fondi a disposizione
- 66.000.000 di euro
• Importi massimi per progetto
- Tra 200mila e 700mila euro
• Interventi realizzabili
- Piani di formazione professionale
• Scadenze
- 3 dicembre 2012 / 21 gennaio 2013 (prima parte)
- 3 giugno 2013 / 22 luglio 2013 (seconda parte)
L’obiettivo è incentivare l’innovazione tecnologica e migliorare l’organizzazione aziendale